La scoperta dell’AcquaCaldaX (e dei nomi brutti)
E’ da circa un anno che utilizzo XMLHttpRequest per i miei progetti accademici. Credo inoltre di avere acquisito un po’ di esperienza in fatto di applicazioni basate sul Web (dato che con questo genere di sistemi ho a che fare da più di 11 anni). Quindi è lecito il mio stupore alla vista di uscite di questo genere da parte di individui che affermano di aver assemblato una fantomatica risorsa tecnologica chiamata Ajax (si pronuncia ei-jecs, credo).
Il documento che ho linkato contiene una breve spiegazione della suddetta tecnologia, condita con una manciata di grafici di behaviour piuttosto banali. Gli aspetti principali del “loro” sistema sono:
- uso di XHTML e CSS per il layer di presentazione
- visualizzazione dinamica e interazione attraverso il Document Object Model
- scambio di dati e manipolazione utilizzando XML e XSLT
- recupero dei dati asincrono via XMLHttpRequest
- un po’ di JavaScript per incollare tutto assieme…
La cosa che più mi sorpende è che il modo standard di utilizzare gli oggetti XMLHttpRequest (che rappresentano il fulcro di questo genere di applicazioni) non si discosta di una virgola dalla “nuovissima” struttura da loro proposta. Gli ingredienti che elencano sono il pane quotidiano di chiunque si occupi di interfacce molto dinamiche (per usare un termine che mi ha colpito di recente). Ajax è - quindi - solo un’interessante proposta architetturale.
Tutto il resto è un esempio di aberrazione del branding!

Dai, non buttarti giù. Qualcuno doveva pensarci (a capitalizzare il lavoro degli altri…).
Da me abbiamo fatto un visualizzatore un po’ particolare, in cui c’è, parzialmente, qualcosa del genere (http://www.telemed.uniud.it/eslides/).
#1 — Commento di Vincenzo — 24 - February - 2005 @ 21:34
Ti faccio i complimenti x il blog e una domanda: che facoltà frequenti? te lo chiedo perchè io che ho preso la laurea triennale in ing.informatica non avevo mai sentito parlaredi XMLHttpRequest..la prima volta è stata sul lavoro(da web developer).
#2 — Commento di sviluppatore — 27 - February - 2005 @ 18:58
studio informatica nella facoltà di scienze. comunque nel nostro dipartimento pochissimi si occupano (anche) di questo genere di cose.
#3 — Commento di hyle — 2 - March - 2005 @ 23:39
vincenzo, il vostro progetto è davvero interessante… aspettati un po’ di domande ;)
#4 — Commento di hyle — 4 - March - 2005 @ 20:54
Ciao, sono andato a rileggermi il post di Garrett temendo di non averne colta la natura… però no, a me sembra proprio sia anzi chiaro nel dire che Ajax non è una tecnologia, ma piuttosto un aggregato di tecnologie pre-esistenti, ognuna che sta evolvendo per conto proprio.
L’unico merito, se merito lo vogliamo chiamare, di adaptivepath è stato quello della scelta di un nome più “markettabile” (anche se concordo con te che sia piuttosto brutto) rispetto ad “xmlhttprequest con scambio dati via xml e rendering via fogli di stile”. A chi finanzia un progetto piace avere l’impressione di investire in qualcosa di solido e “sicuro”: dare un solo nome ad un insieme di tecnologie ha questo effetto collaterale. Una delle poche aberrazioni utili del branding ;)
#5 — Commento di Bru — 6 - March - 2005 @ 02:15
… in effetti.
però il nome che hanno scelto è veramente brutto… da pulirci le scale ;)
#6 — Commento di hyle — 6 - March - 2005 @ 10:26
In realtà siamo passati ad un visualizzatore Java.
Però adesso mi si laurea un tesista della triennale che invece ha giocato con XUL… più Javascript… più webservices. Ha fatto un thick client per un database, tanto per sperimentare con XUL, e non è male.
#7 — Commento di Vincenzo — 8 - March - 2005 @ 17:40
Ciao, mi sono scontrato anch’io (causa tesi) con questo argomento. Penso che l’idea di ajax non sia innovativa ma dia i natali a qualcosa per il web che abbia una linea di sviluppo unica (senza utilizzo di miriadi di tecniche diverse). E qui arriviamo al punto. Nella mia tesi dovrei realizzare un sistema real time browser-based di gestione di un robot (con poche funzioni si intende…). E qui nasce il problema. Come far girare applicazioni pensate per un protocollo HTTP over UDP. Per questo mi piacerebbe approfondire come è stata pensata la classe XMLHTTPREQUEST per poi eventualmente metterci mano. Qualcuno mi può aiutare? Grazie…
#8 — Commento di Mirko — 24 - March - 2005 @ 11:25
Sviluppo da qualche anno applicazioni “Web based” e devo dire che la famosa XMLHTTPREQUEST l’ho sempre e solo utilizzata per implementare chiamate asincrone ai web services, quindi non credo di avere molta esperienza in questo ambito. Fatto sta che da quello che ho letto, non posso che essere d’accordo con te: del resto, però, da un colosso come Google è più facile aspettarsi una mossa del genere piuttosto che la scoperta di nuove e rivoluzionarie tecniche di programmazione ;)
Alla fine il marketing è alla base di questo lavoro…
#9 — Commento di Krapa — 19 - April - 2005 @ 16:42
ho lavorato l’ultima volta con XML e rdbms per la mia tesi nel 1999 e confermo che, a parte i nomi, qui non leggo niente che non fosse gia in letteratura e quell’epoca
#10 — Commento di SanVa — 29 - May - 2005 @ 19:40
E’ da 2 anni che uso questa tecnologia, ho cominciato con una XML chat, puoi abbandonata x incompatibilità con browser Explorer di MAC.
Poi l’ho applicata in molte altre situazioni, non usando XMLHTTPREQUEST ma con degli iframe invisibili sui quali spedire dei form anche loro invisibili.
Anch’io mi meraviglio di queste scoperte così tardive.
Si chiamava (e si chiama) anche “Remote Javascript”, ma AJAX fa + figo
Come fa più figo dire “ho un BLOG” al posto di “ho un DIARIO SU INTERNET”
Vuoi mettere la soddisfazione di spiegare a uno che non ha mai navigato che cos’è un blog rispetto a dire una parola che tutti comprendono?
Chi lo dice non si sentirebbe un esperto
#11 — Commento di dizionario — 25 - September - 2005 @ 16:04
In effetti se dici “ho un DIZIONARIO”, ti capiscono tutti… :P
#12 — Commento di hyle — 25 - September - 2005 @ 16:21
hai ragione, mi invento un nome strano ;)
errata-corrige: sono quasi 3 anni, ho fatto male i conti, non interessa a nessuno ma non mi piace dire bugie, scusate
ciao ciao
#13 — Commento di EOIWD: Extreme Online Interactive WebDic — 25 - September - 2005 @ 17:21
[…] fare vs. parlare - Oggi ho provato a far finta che XHR* (il cuore pulsante dell’oscura tecnologia impronunciabile) non esista, e in poco tempo - seguendo una serie smisurata di ottimi consigli - ho messo su questa piccola applicazione (spartana) >> dimostrativa che - sfruttando la “naturale” sinergia tra JavaScript e le notevoli JSON API di Yahoo! - contribuirà al miglioramento delle famose iii del nostro paese (anche se ieri ho scoperto, grazie a miki, che presto le i potrebbero diventare ben 5 :) … […]
#14 — Pingback di Il Tao dei blog » Prove tecniche di Web 2.0 — 30 - March - 2006 @ 13:08