La risposta napoletana al celodurismo leghista.
Il padre aveva iniziato la sua vita politica in maniera più rivoluzionaria iscrivendosi al Movimento Socialista Libertario.
Stefano Mentana, invece, in accordo con lo zeitgeist contemporaneo che vuole i giovani più pragmatici e meno anarchici dei padri, ha optato per la più convenzionale lista Under 30 per Rutelli candidandosi per il IV° e XVII° Municipio.
E fino a qui non ci sarebbe stato nulla di particolare da raccontare, se non fosse che il nostro ha rilasciato una intervista dai seggi non si capisce se come rappresentante di lista, o peggio, come scrutatore attività entrambe interdette ai candidati.
Alfonso Fuggetta ha elencato e motivato in maniera esaustiva i motivi per cui è poco sensato, soprattutto per una PA, abbracciare in maniera acritica una specifica tecnologia, nella fattispecie il Wi-Fi, per garantire l’accesso universale a Internet, soprattutto per la velocità con la quale le tecnologie evolvono nel tempo.
A chi non si è ancora convinto (Federico per esempio) delle sue argomentazioni consiglio la lettura di questo articolo su Cnet che descrive la soluzione di compromesso individuata da T-Mobile negli Stati Uniti: la possibilità di utilizzare indifferentemente la rete cellulare o gli Hot-Spot dello stesso operatore per connettersi ad Internet.
Con questa mossa l’operatore che era più indietro nella corsa alle connessioni wireles, grazie al wifi, diventa l’unico operatore che al momento può garantire un vero accesso broadband.
Ma la rete 4G di Verizon e AT&T, già pianificata, potrebbe modificare lo scenario nel giro di poco tempo.
Con una perfetta scelta di tempo la Regione Lazio terminerà la Settimana della legalità il 13 aprile.
Non pago della figuraccia galattica che ha fatto di persona e dell’imbarazzo in cui ha messo a Telecom ( questo se non sono vere le voci che sospettano lo zampino dei Bernabè-boys nell’episodio), scopro (via Dario) che Luciani ritorna sull’accaduto in un’intervista a La Stampa.
Alla domanda in cui l’intervistatore gli chiede un commento a quanti protestano per il suo salario non propriamente da precario il nostro ha la faccia tosta di rispondere:
“Questo passaggio riflette le difficoltà che sta attraversando il paese. Le ho lette le mail dove c’era scritto “dimettiti”, “vergognati” e insulti vari, a decine. Io ho risposto a tutte, mi sono scusato con tutti, soprattutto con gli operatori del costumer care di varie aziende che tirano avanti con mille euro al mese. Pensi che mi hanno risposto a loro volta spiegandomi che si sentono abbandonati dalla società italiana. Sono grato a Internet che mi ha dato modo di poter aprire un dialogo”.
Insomma, lui, di dimettersi non ci pensa proprio, i suoi soldi se li tiene tutti ma da domani, a quelli che prendono una frazione ad una cifra del suo stipendio, ci chatta tutti i giorni.
Me lo vedo già il prossimo organigramma con Luciani responsabile dell’Employee Care.
Mi accodo alla scia di post che hanno detto la loro sulla performance del manager di TelecomItalia Luca Luciani (tra i quali vi segnalo quelli di Gilioli e di Nicola Mattina ).
Sul personaggio in sè non c’è molto da dire.
Rappresenta lo stereotipo del dirigente delle 3A: aziendalista, arrogante, arrivista. Stereotipo a cominciare dal look, giacca avvitata, nodo della cravatta abbondante, orologio taglia XL, potresti scommettere che ha un SUV parcheggiato di traverso negli spazi riservati a chi conta in azienda.
Di personaggi come lui sono piene le aziende, senza distinzione italiane e straniere (e infatti il nostro ha passato i primi 8 anni di carriera in aziende multinazionali) e la maggior parte di chi lavora da dipendente non fa molta fatica a riconoscere in Luciani qualche direttore incrociato prima o poi nella sua vita aziendale.
L’ipotesi che episodi del genere porteranno ad una maggiore trasparenza delle aziende mi lascia dubbioso.
Il citato Steve Jobs, che si sarebbe rifutato di contrattare la commercializzazione dell’Iphone proprio con Luciani non è, ad esempio, un campione di trasparenza.
Se poi uno ripensa ai casi di Google e di Yahoo che in casa incitano a “don’t be evil” ma cambiano rapidamente policy aziendale per poter fare affari in Cina il dubbio si fa ancora più pressante.
E alla fine il dubbio mi spinge a pensare che tutto quello che succederà è che tra qualche tempo, alle riunioni importanti, i telefonini si lasceranno alla segretaria ( o al segretario).
Il segno della scarsa fiducia che gli stessi statunitensi cominciano a nutrire nei confronti della loro moneta sta tutto in questa notizia: alcuni negozi hanno cominciato ad accettare pagamenti in Euro.

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