Mi accodo alla scia di post che hanno detto la loro sulla performance del manager di TelecomItalia Luca Luciani (tra i quali vi segnalo quelli di Gilioli e di Nicola Mattina ).
Sul personaggio in sè non c’è molto da dire.
Rappresenta lo stereotipo del dirigente delle 3A: aziendalista, arrogante, arrivista. Stereotipo a cominciare dal look, giacca avvitata, nodo della cravatta abbondante, orologio taglia XL, potresti scommettere che ha un SUV parcheggiato di traverso negli spazi riservati a chi conta in azienda.
Di personaggi come lui sono piene le aziende, senza distinzione italiane e straniere (e infatti il nostro ha passato i primi 8 anni di carriera in aziende multinazionali) e la maggior parte di chi lavora da dipendente non fa molta fatica a riconoscere in Luciani qualche direttore incrociato prima o poi nella sua vita aziendale.
L’ipotesi che episodi del genere porteranno ad una maggiore trasparenza delle aziende mi lascia dubbioso.
Il citato Steve Jobs, che si sarebbe rifutato di contrattare la commercializzazione dell’Iphone proprio con Luciani non è, ad esempio, un campione di trasparenza.
Se poi uno ripensa ai casi di Google e di Yahoo che in casa incitano a “don’t be evil” ma cambiano rapidamente policy aziendale per poter fare affari in Cina il dubbio si fa ancora più pressante.
E alla fine il dubbio mi spinge a pensare che tutto quello che succederà è che tra qualche tempo, alle riunioni importanti, i telefonini si lasceranno alla segretaria ( o al segretario).

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