Cell network vs. Wi-FI. Il compromesso di T-Mobile

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Alfonso Fuggetta ha elencato e motivato in maniera esaustiva i motivi per cui è poco sensato, soprattutto per una PA, abbracciare in maniera acritica una specifica tecnologia, nella fattispecie il Wi-Fi, per garantire l’accesso universale a Internet, soprattutto per la velocità con la quale le tecnologie evolvono nel tempo.

A chi non si è ancora convinto (Federico per esempio) delle sue argomentazioni consiglio la lettura di questo articolo su Cnet che descrive la soluzione di compromesso individuata da T-Mobile negli Stati Uniti: la possibilità di utilizzare indifferentemente la rete cellulare o gli Hot-Spot dello stesso operatore per connettersi ad Internet.

Con questa mossa l’operatore che era più indietro nella corsa alle connessioni wireles, grazie al wifi, diventa l’unico operatore che al momento può garantire un vero accesso broadband.

Ma la rete 4G di Verizon e AT&T, già pianificata, potrebbe modificare lo scenario nel giro di poco tempo.

Unlucky Luciani

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Mi accodo alla scia di post che hanno detto la loro sulla performance del manager di TelecomItalia Luca Luciani (tra i quali vi segnalo quelli di Gilioli e di Nicola Mattina ).

Sul personaggio in sè non c’è molto da dire.

Rappresenta lo stereotipo del dirigente delle 3A: aziendalista, arrogante, arrivista. Stereotipo a cominciare dal look, giacca avvitata, nodo della cravatta abbondante, orologio taglia XL, potresti scommettere che ha un SUV parcheggiato di traverso negli spazi riservati a chi conta in azienda.

Di personaggi come lui sono piene le aziende, senza distinzione italiane e straniere (e infatti il nostro ha passato i primi 8 anni di carriera in aziende multinazionali) e la maggior parte di chi lavora da dipendente non fa molta fatica a riconoscere in Luciani qualche direttore incrociato prima o poi nella sua vita aziendale.

L’ipotesi che episodi del genere porteranno ad una maggiore trasparenza delle aziende mi lascia dubbioso.
Il citato Steve Jobs, che si sarebbe rifutato di contrattare la commercializzazione dell’Iphone proprio con Luciani non è, ad esempio, un campione di trasparenza.

Se poi uno ripensa ai casi di Google e di Yahoo che in casa incitano a “don’t be evil” ma cambiano rapidamente policy aziendale per poter fare affari in Cina il dubbio si fa ancora più pressante.

E alla fine il dubbio mi spinge a pensare che tutto quello che succederà è che tra qualche tempo, alle riunioni importanti, i telefonini si lasceranno alla segretaria ( o al segretario).

Coazione a ripetere

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L’Open Source non è equivalente al cancro nè al comunismo.Seppure in ritardo se ne sono convinti anche quelli di Redmond, che ora cercano di recuperare il tempo perduto.Che sia la riedizione di quello che successe nel 95′ quando Bill Gates si accorse di Internet? 

E-governement e programmi elettorali

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Se l’Italia fosse un paese normale, i programmi dei due maggiori partiti, qui quello del PD e qui quello del PDL - invece di riproporre il copione già noto di generici snellimenti di procedure burocratiche, servizi più efficienti e riduzione della spesa pubblica, - conterrebbero qualche proposta concreta sull’e-governement.

Sarebbe il minimo per poter conservare la speranza che i programmi siano qualcosa di più oltre la mera propaganda elettorale.

D’altro canto, che la questione dell’e-governement vada affrontata urgentemente e con un progetto ambizioso sono i fatti a dirlo: l’Italia è l’unico paese della UE, e probabilmente del mondo, in cui i siti della Pubblica Amministrazione hanno subito un calo di utenti e di utilizzo dei propri servizi.

A denunciare questa situazione non è solo l’ultimo rapporto di Assinform - che parla apertamente di fallimento della politica pubblica sull’informatica - ma anche i numeri ufficiali * delle statistiche ISTAT che evidenziano, numeri alla mano, la debacle: tra il 2006 e il 2007 la percentuale di navigatori che ha navigato sui siti pubblici per ottenre informazioni è passata da 39.6% a 35, 9%, spedire moduli della PA è passata da 13,3 a 10,7 e scaricare moduli della PA è passato da 28,4 a 24,8.

Ce ne sarebbe a sufficienza per far saltare sulla (o la) sedia il Ministro dell’Innovazione.

Staremo a vedere cosà fara il prossimo di Ministro dell’Innovazione.

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