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Piccoli Davide crescono
Qualche tempo fa da queste parti si dubitava del progetto Wikia search di creare un motore di ricerca con query filtrate dagli utenti.
In una nuova intervista Jimbo Wales sembra chiarire meglio la sua idea:
Il motore di ricerca sarà realizzato con una tecnologia tradizionale e con un algoritmo di tipo open source.
Il contributo umano sarà impiegato per ottimizzare i risultati eliminando tutti coloro che, conoscendo l’algoritmo di ranking, confezionano i siti in maniera da posizionarsi sempre tra i primi risultati.
L’idea di business non è quella di fare concorrenza diretta a Google ma offrire il proprio servizio ai motori di ricerca di retroguardia o specialistici.
Il proposito di mettere a disposizione un servizio di ricerca alternativo a Google non è un pallino del solo Wales: quest’articolo del New York Times racconta di un altro visionario, Danny Hillis, che si è messo in testa di “trying to create the world’s database, with all of the world’s information“.
In questo caso il modello è di tipo semantico: fornire risultati più pertinenti strutturando e collegando le informazioni disponibili su web in un database unico denominato Freebase interrogabile via web.
Quello che differenzia i due progetti è l’approccio web 2.0 vs. web 3.0.
Quello che li accomuna è il pensare che, in era di code lunghe, c’è spazio per crescere malgrado Google.
UPDATE: Nicolas Carr ha pubblicato un post sul medesimo argomento ed utilizza una metafora molto efficace per confrontare i progetti Wikiasearch e Freebase: “community of people” vs. “community of machines“


