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bloggare bene e razzolare male
Bernardo commenta sarcasticamente il timido e tardivo tentativo degli editori maggiori di rincorrere Amazon e Google che si stanno muovendo così rapidamente verso una liberalizzazione completa dei contenuti da rappresentare un serio pericolo per l’editoria tradizionale.
D’altro canto la rete pullula di iniziative per rendere common qualsiasi contenuto, sia esso testuale, audio o video.
Anche in Italia il popolo della Rete è sempre stato molto attivo nel diffondere la filosofia “common” e non c’è blog che si rispetti che non abbia il logo creative common in bella vista. Un esempio di attivismo in tal senso sono state le pressioni affinchè la RAI liberalizzasse gli archivi audio-video di sua proprietà.
La cosa poco convincente di questa accanita difesa di principio è che proprio i blogger sono un pessimo esempio.
Andando a spulciare i libri che vedono un blogger come autore (fatevi una ricerchina perchè indicarne solo qualcuno non sarebbe carino) non c’è ne uno, per quello che mi risulta, che abbia pubblicato il libro e messo a disposizione il testo elettronico sul proprio blog con licenza creative common.
L’unico tentativo in tal senso ma ancora in divenire è il libro di Luca “Economia, Crescità , Felicità”.
Eppure non è che non esistano editori, anche grandi, disposti a concedere il libero accesso ai libri da loro pubblicati. L’editore Laterza già qualche anno pubblicava il libro Internet 2004 tra i cui autori c’era anche il blogger della prima ora Gino Roncaglia lasciandolo liberamente consultabile e utilizzabile con licenza Creative Commons.
E allora dobbiamo concludere che anche per i blogger vale il detto attribuito ai preti “Fate quel che dico non quel che faccio?”



no, giammai — come giustamente sottolinei, carlo, non mancano anche in italia le iniziative libere e aperte in tal senso e anche alcuni editori in modo sparso si muovono — vedi questo libro di carlo gubitosa (anche) su vicende digitali in uscita presso stampalternativa, che uscira’ sotto creative commons, o l’annessa iniziativa libera cultura (disclaimer: in entrambi c’e’ con il mio zampino)
di altri blogger-autori meglio se non vado a spulciare le politiche editoriali (leggasi:cooptazioni), ma e’ pur vero che non molti si danno ai libri e quelli che lo fanno diciamo sono gia’ giornalisti, autori, etc. indipendentemente dal blog
altre case editrici che iniziavano a muoversi, e su cui si poteva premere per una maggiore apertura in tal senso, hanno purtroppo fatto subito flop (rgbmedia) e quelle “tradizionali” lo fanno su volumi specifici (oltre a quanto segnali, alcuni volumi di apogeo)
io comunque li lascerei cuocere nel loro brodo, onestamente, i blogger cooptati, che fanno marchette, che non condividono i loro librotti elettronici — abbiamo di meglio da fare, no?