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Invito al Flip Test dell’Enterprise 2.0

Posted by Ubik on January 23rd, 2007

La notizia di oggi è quella relativa all’entrata ufficiale di IBM nel mercato delle applicazioni definiti Enteprise 2.0 ovvero tutta quella classe di applicazioni che sfuttano i principi di partecipazione alla base del Web 2.0, anche se qualcuno ha visto in questa mossa una operazione di maquillage molto opportunista.
In ogni caso l’adozione della filosofia partecipativa del web 2.0 all’interno di un’organizzazione è già da tempo oggetto di studio ed è oramai diventata materia pienamente autonoma.

Il termine che la identifica, Enterprise 2.0, è stato coniato da Andrew McAfee che è anche l’autore di un interessante test per verificare l’impatto delle applicazioni di classe Enterprise 2.0 all’interno di una organizzazione.
Il test prende il nome di Flip Test ed è una sorta di prova del nove per verificare se un certo ragionamento o scenario ipotizzato sia effettivamente basato su assunzioni errate oppure non tiene conto di alcuni effetti collaterali e consiste nell’invertire la sequenza temporale in cui scenario e tecnologie si sono manifestati e provare ad immaginare cosa accadrebbe.

Nel caso dell’Enterprise 2.0 il flip test consiste nell’immaginare cosa sarebbe successo se in un mondo tutto web 2.0 avessero fatto la loro comparsa strumenti peer to peer come la mail o l’istant messaging.

L’autore giunge alla conclusione che l’adozione degli applicativi Enterprise 2.0, malgrado alcuni rischi, rimane comunque una mossa vincente.

Io trovo interessante il test ma penso che, in puro spirito Enterprise 2.0, il test andrebbe condotto collettivamente con la partecipazione di tutti come una sorta di brainstorming in rete.

Non potendo contare sui lettori di manzioniana memoria faccio perciò esplicito invito a partecipare a Luca, Emanuele, Raffaele, (che tra l’altro ha parlato di Enterprise 2.0 qui) Bernardo, Dario, Giuseppe, Alberto, Alfonso e Luca inserendo nei commenti le loro idee in proposito. Mi scuso se non ho citato qualcuno che è interessato che è naturalmente invitato a partecipare.
Se poi la cosa discussione decolla magari vale la pena aprirci un wiki.



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Reader Comments

ottima segnalazione, ubik! questa cosa del “flip test” mica l’avevo mai sentita e il post di mcafee è davvero mooolto interessante. per quanto riguarda l’invito, cercherò appena ho un po’ di tempo di rispondere al filp test sull’enterprise 2.0.
ma ho anche già in mente di provarne un altro al più presto: sui quotidiani di carta e sull’informazione, chiamiamola così, 1.0 (e magari ci metto dentro anche il broadcasting) è un’idea che mi frulla in testa da tempo e che il concetto di filp test mi aiuta ora a formalizzare meglio. ancora grazie per l’ottima segnalazione e per l’invito.

Tre considerazioni, rapide.
1) ok per il 2.0, perfettamante d’accordo, ma c’è una questione da risvolere in partenza: l’idea di poter capitalizzare la conoscenza di un’impresa. In Italia quante società hanno una intranet strutturata? Non credo che basti un +1.0 agli strumenti per convincere i Sciur Brambilla d’Italia a lasciare + tempo ai dipendenti per queste attività. Solitamante la knowledge base di un’azianda corrisponde a persone con nomi e cognomi. Per cui prima di passare al 2.0 io affronterei seriamente la questione “intranet” o “extranet” in generale [e sono anni che il messaggio non filtra];
2) posto che ci siano anche casi di eccellenza, in molti hanno già scritto sul tema dei ‘corporate blog’ e non vorrei ripetere.. ma almeno una cosa si deve ribadire, ed è la questione del rapporto tra dentro/fuori le società.. Uno dei vantaggi del 2.0 è la possibilità di ‘disseminare’ contenuti, rimestare esperienze, contaminare culture, scoprire che qualcuno ci può correggere o aiutare.. In una cultura chiusa come quella d’impresa che cerca di non disperdere la propria conoscenza, come sfruttare al massimo wiki, blog, link ecc..? Ho visto società buttarsi su MS SharePoint. Il risultato? Nulla più che un sistema per depositare allegati pesanti di e-mail.. Nutro più di un dubbio sul 2.0 xché già l’1.0 è stato ’snobbato’..;
3) Piattaforma Lotus. E ho detto il terzo problema.

Abbozzo un mio contributo all’esperimento premettendo che non lavorando in un’azienda (almeno non in un’azienda grande e tradizionale) non sono certo un esperto di organizzazione. Ma siccome preferisco parlar di cose che conosco poco piuttosto che stare zitto su tutto rispondo all’invito di Ubik.

Il mio flip test. In un universo dominato da piattaforme E 2.0 anche l’organizzazione e la cultura aziendali sarebbe profondamente mutate. Per le ragioni di cui sopra non so dire esattamente come ma ritengo, in generale, che possimao immaginare un contsto:

Flessibile e fluttuante: le persone possono agevolmente partecipare ad un numero maggiore di progetti dal momento che una maggiore quantità di info sono pubblicamente accessibili e, grazie a questo, i costi, in tempo ed energie, per entrare in un progetto nuovo e mettersi al passo con gli altri sono ridotti.

Efficiente: è agevole per gli individui offrire il proprio contributo creativo laddove pensino di avere delle cose interessanti da dire. la competizione produce effetti virtuosi perché è finalizzata ai contribuiti piuttosto che a difendere i proprio privilegi informativi per interesse personale.

Meritocratica: è agevole valutare le persone per il contenuto creativo che offrono ai progetti: il giudizio è pubblico e universale e lascia meno spazio a motivazioni meno nobili.

Nelo stesso tempo le persone sarebbero abituate ad un “discorso” prevalentemente, se nno esclusivamente publbico. Posso immaginare che, proprio a casua dell’assenza di tecnologie 1.0 userebbero molto di più il telefono e la macchinetta dle caffé o il famoso watercooler sono molto affollati perchè permettono agli individui il soddisfacimento di bisogni sociali che hanno bisogno di contatto one-to-one o di gurppi ristretti.

In un contesto di questo tipo se entrassero tecnologie E1.0 sarebbero, credo, molto bene accolte (molto più di quanto non sembri pensare McAfee nel suo post). E sarebbero bene accolte per il semplice fatto che non esiste solo il discorso pubblico. Gli individui non parlano solo in pubblico e hanno bisogno, in contesti sociali, di esprimersi anche attraverso discorsi privati nei quali non esistono le restrizioni (e anche le ipocrisie) necessarie per la pace collettiva che caratterizzano il ragionamento in piazza.

Insomma, credo che vedrebbero questi nuovi canali come una liberazione attraverso la quale esprimere una parte significativa di se stessi (quella che passa per il pettegolezzo, ad esempio)
Insomma le tecnolgoei 1.0, i canali come li chiama mcafee, sarebbero usati per cementare rapporti one-to-one che possono influire sul benessere individuale e quindi di riflesso sulla produttività.

Inoltre, il discorso effettuato in pubblico ha, per il fatto di essere pubblico, delle sue caratteristiche (lo spiega anche il sociologo Jon Elster): tende ad esempio ad essere più “etico” (a contenere molti argomenti morali) ma anche più retorico. E dunque le persone troverebbero nei “canali” E1.0 una salutare fuga privata dalla soffocante esposizione pubblica.

Quale morale trarre dalla mia versione dell’esperimento mentale? Non saprei. A spanne direi che sulla base di questa rappresentazione della realtà: l’enteprise 2.0 resta vantaggioso e si integrerebbe molto bene con le tecnologie esistenti rispetto alle quali aggiunge potenzialità sovrapponendosi solo in parte ad esse.

per quanto riguarda la realizzabilità di questa introuzione, beh, credo che le considerazioni di dario siano inoppugnabili.

Molto interessante davvero.
Non conosco ancora così bene le realtà aziendali, ma sono fermamente convinto che l’utilizzo di tecnologie sociali all’interno dell’azienda sia una strada giusta da percorrere.
La Software house nella quale lavoravo è fallita, secondo me, proprio per un’esagerata canalizzazione dei flussi informativi, per cui ogni dipendente sapeva solo quello che lo riguardava. Questo ha influito molto negativamente sul morale dei vari team, e ha impedito di trovare know-how che magari era solo maldistribuito.

ubik, ottimo spunto. sorry, non ho ancora fatto a tempo a studiare il flip test, anche se ho letto qualcosa sui siti citati

viste le considerazioni di dario, inoltre, non posso trattenermi dal citare Gramsci: “il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà” :)

dal punto di vista della volontà, imho, c’è un grande spazio. c’è anche gartner a segnalarlo, qua:
http://www.gartner.com/it/page.jsp?id=499154

l’idea del “less is more”, i nuovi standard delle interfacce, il fatto di usare i database in modo diverso… e soprattutto lo sviluppo di applicazioni centralizzate browser-based in “perpetual beta”, quindi con release cycle frequenti per continui user test… io credo ci siano grandissimi spazi per l’ottimizzazione delle applicazioni aziendali, e che l’approccio del web 2.0 possa portare grandi risparmi. siamo appena passati attraverso una fase di server centralization: il web 2.0 riporta al centro una quantità di linee di codice da far girare

questo per le enterprise. però non la vedo male anche per gli small & medium business. per esempio verranno presto fuori corporate tools fornite come servizio, cioè come applicazioni web 2.0, con tariffazioni flessibili, accessibili anche ai professionisti

io credo che il tema intranet / extranet, di cui mi sono occupato tanto tempo fa, abbia un po’ fatto il suo tempo. ormai la conoscenza aziendale è un delirio di file sparsi su dischi fissi e removibili, CD, chiavette usb… irrecuperabile. credo che l’idea di poter mettere ordine creando strutture sia intrinsecamente sbagliata - perché siamo bestialmente umani :)

e allora meglio pensare a una corporate search, o alle aggregazioni su progetti usando wiki, sempre giusto per fare esempi

perdonami se non ho portato fatti ma solo le mie personali riflessioni, è l’ora tarda :)