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Strabismi d’editore

…indagine su una killer application al di sopra di ogni sospetto..

Posted by Ubik on November 24th, 2005

Webzine e blog danno come al solito ampia eco ai risultati delle indagini (questa è quella citata) del Pew Internet and American Life Project ma nessuno si spinge mai a fare un’analisi dei dati riportati e delle modalità di indagine utilizzate.

Ora, io non sarò Piepoli ma mi riesce difficile pensare che un campione di 1577 utenti internet, tra l’altro contattati telefonicamente, sia rappresentativo di un universo composto da 94 milioni di utenti internet (dichiarati a pag. 4 dell’indagine); cioè, detto in altre parole, si stanno desumenendo comportamenti generali sulla base dello 0,001% della popolazione presa in esame.

Ma la cosa che più mi lascia perplesso è che nessuno trova niente da commentare nel fatto che dall’indagine risulta che tra il 2000 (quando ancora il massimo della connessione erano i modem a 56k) e il 2004 (l’anno in cui viene lanciato il servizio Gmail ) gli utenti statunitensi che in media avrebbero utilizzato la posta giornalmente sarebbero diminuiti da 61 a 57 milioni.

Quasi quasi faccio come Mantellini….



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Reader Comments

Quanto dici, sul limite del campione, è evidenziato dal margine d’errore del + o - 3% che non è poco.

Anche l’Auditel con 4000 meter rappresenta 50 milioni di telespettatori. E’ criticato ma preso come oro dai pubblicitari, per i quali è fatto.

Tutti scemi? Non credo.

Visto che mi hai chiesto un’opinione…

Allora, si’, quando si commenta una ricerca come prima cosa e’ necessario leggersi la metodologia. Io questa non ho avuto il tempo di leggerla - e credo che non ne avro’ nei prox giorni, quindi non la leggero’ piu’ - anche se il Pew di solito fa cose decenti, non perfette ma buone per individuare delle tendenze. Che gli utenti intervistati siano solo 1.500 non mi sconvolge: dipende da come li hanno scelti.

Che la email sia uno strumento a cui si tende a dedicare meno tempo, o che se non altro non sta piu’ crescendo come si prevedeva, lo dicono in molti, e la ragione e’ molto semplice: lo spam, che non solo da’ fastidio per il tmepo perso a cancellare, ma che oltrettutto spaventa per la possibilita’ di beccarsi del malware e quindi di perdere dati/tempo per rimettere le cose a posto/soldi in assistenza.

Ciao, Fabio.

@Luca: l’esempio dell’Auditel mi sembra sbagliato per tanti motivi: primo, l’Auditel non è un organismo al di sopra delle parti (vedi ad esempio qui.
Il fatto che sia utilizzato dai pubblicitari è per me una conferma della sua faziosità più che della sua indipendenza. In ogni caso parliamo di un campione di 5075 famiglie cioè, ad una media 3 componenti per famiglia, di più di 15000 utenti per 50 milioni totali; cioè circa 10 volte il campione del pew; poi si tratta di rilevazione fatte con uno strumento apposito “Il meter”, e non via telefono. E potrei continuare.

@fabio: non capisco la tue argomentazione. Sì, può essere vero che gli ultimi 2 anni hanno visto diminuire un po’ l’interesse per l’email soprattutto perchè è a partire dal 2004 che l’email può essere considerata un “prodotto” maturo ma da qui a dire che dal 2000 al 2004 gli utenti che fanno un uso giornaliero dell’email sia diminuito ce ne corre, non credi?

caro ubik, se anzichè scrivere il post facevi un google con “indagine opinione dimensione campione” ti veniva come primo risultato questo:
Secondo l’opinione comune, la bontà dei risultati ottenibili da un campione (ad esempio i risultati di un sondaggio) dipende unicamente dal numero degli individui che compongono il campione stesso e non dal modo con cui essi sono stati selezionati. La debolezza di questo assunto è già stata dimostrata nelle unità precedenti.
Un’altra opinione comune prevede che la dimensione del campione debba essere proporzionata alla dimensione della popolazione in studio. Le leggi della statistica dimostrano invece che questo assunto è completamente falso. Ad esempio, il fatto di voler fare un sondaggio sugli abitanti di una piccola cittandina di provincia, su quelli di una grande città o addirittura su tutta la popolazione italiana non ha nessuna influenza sul numero di persone necessario per ottenere un campione rappresentativo. Insomma, contrariamente a quello che l’intuito potrebbe suggerire, un campione di 1000 persone può, se scelto con un metodo appropriato, rappresentare con la stessa attendibilità e gli stessi limiti la popolazione di Parma, oppure quella dell’Emilia, oppure quella dell’intera Italia, nel senso che il margine di errore dovuto al campionamento sarà sempre inferiore al 3% circa.”
Dimenticavo, sono un pubblicitario.

Caro Hans, come scrivevo nel post non sono uno statistico ma la fonte che citi non mi sembra la più attendibile e quello che afferma mi sembra un’eresia.
Io presto più fede a quello che c’è scritto negli esercizi di “teoria dei campioni” delle facoltà di statistica che trovi qui.
Se poi non hai tempo, è sufficiente che ti dai un’occhiata alla slide numero 30 di questo documento sui sondaggi.
Come pubblicitario potrebbe aiutarti a verificare la bontà dei sondaggi che ti sottopongono.

eresia, fede ? a scopare come va ?

[…] Ripropongo qui il mio commento ad un post di Carlo Formenti che riprende l’ennesimo report del Pew Institute (da me già considerati negativamente) che ci racconta dova va la blogosfera. […]