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Sindrome cinese
Al conclusione di un post sul tema della Cina, Alfonso Fuggetta si chiede, a ragione, per quale motivo è necessario dare per scontato che l’unica via perchè l’Europa riacquisti competitività in ambito mondiale sia quello di aumentare la produttività aumentando le ore lavorative, eliminando quel poco che è rimasto del welfare, in sintesi diminuendo la qualità della vita dei lavoratori europei e riallineandola a quella americana, cinese e del sud est asiatico.
La risposta gliela da indirettamente un altro post, questo, nel quale Dave Pollard dice in maniera chiara perchè l’establishment non ha nessuna intenzione di trovare una via alternativa all’aumento di produttività e la sintetizza in due punti:
- l’establishment ha bisogno di un aumento di produttività per garantirsi il mantenimento del suo status sociale e dei relativi privilegi
- la scomparsa di una comunità all’interno della quale i membri si dedicavano spontaneamente a tutte quelle attività che erano funzionali alla conservazione della comunità stessa rende necessario obbligare le persone al lavoro, consacrandole sull’altare della produttività, che come dice apertamente il post, non significa niente altro che più lavoro per meno paga
Nello stesso post, l’autore richiama un suo precedente post in cui cita un libro, Regime Change Begins at Home che propone una ricetta per iniziare a livello personale a muoversi per cambiare la tendenza in atto.
Da aggiungere sicuramente alla lista dei libri da leggere anche se c’è il forte rischio che le ricette proposte siano un po’ troppo semplicisistiche.
Addendum: sul tema della produttività c’è anche un interessante articolo del NewYork Times (richiede registrazione)


